John Joseph Zwartjes

 
Una “vita da cometa” (27 ottobre 1986- 3 dicembre 1991)

Non sempre occorre una vita lunga per vivere un’esperienza capace di lasciare un segno dietro di sé. L’esistenza di John J. Zwartjes è stata brevissima. Eppure, appena cinque anni di vita sono stati sufficienti per lasciare una scia d’amore straordinaria, una “vita da cometa” che ha visto questo bambino semplice e “normale” avvicinare tanti a Dio e alla spiritualità dei Focolari.

John nasce a S. Antonio (USA) il 27 ottobre 1986. “Un bambino felice – lo ricordano i genitori – la sua divisa abituale era il sorriso.” Nato in una famiglia aderente al carisma di Chiara Lubich, anche John inizia presto a viverlo insieme ai gen4 – i bambini dei Focolari. Durante una Mariapoli (incontro-vacanza annuale dei focolari), ad esempio, è lui che corre a spiegare a due compagni che si azzuffano: «Qui non facciamo queste cose!» Un’altra volta, una donna lascia la sala degli adulti incredula: amare non fa per lei. Passando accanto all’asilo però, la aiuta a ricredersi un bambino che, con un grande sorriso, ama fraternamente gli altri piccoli. Quel bimbo è John!

All’età di quattro anni, forti dolori alla testa rivelano una notizia terribile: John ha un tumore! Pur se sconvolti, i genitori spiegano a John che può dimostrare il suo amore a Gesù anche offrendoGli le sue difficoltà. Da allora, John ripete: «Questa febbre è per Te; misurare la pressione è per Te…»

John con i tre fratelli, mamma Jeannette,
e papà Mike

Tra i tanti che vengono colpiti dal suo modo di fare, un’anziana donna, spaventata per l’imminente chemioterapia: «Chiesi a John com’era – ricorda -. Lui me ne parlò e aggiunse: “Non avere paura, non è così brutta!”. Mi ha dato un’enorme speranza; John provava per gli altri una vera compassione!»

In quel periodo, i gen4 di S. Antonio segnano su un quadernetto gli atti d’amore quotidiani e anche John partecipa alla “gara”. È così entusiasta che, se vede qualcuno fare come lui, esclama sempre: «Papà, mamma, ha fatto un atto d’amore!»

Il male però avanza e presto anche i medici si arrendono. I genitori decidono allora di portare John a casa. Quel giorno esclama: «Sono abbastanza grande adesso per fare la prima comunione!» Il parroco acconsente ed il giorno della cerimonia arriva anche una lettera di Chiara Lubich: “Sono con te oggi, mentre ricevi Gesù. Sono sicura che Lui è molto contento di venire nel tuo cuore”.

Fino alla fine, John non smette mai di fare atti d’amore e prepararsi alla partenza per il Paradiso. Un giorno fa anche una lista delle sue cose: «I burattini a Elisabeth, il trofeo di Batman ad Adam,…il resto darlo specialmente ai bambini che non hanno niente!»

Il 2 dicembre John è molto stanco e quasi assopito, quando inizia a inventare una canzone cantata flebilmente: “Spirito Santo/mi prendi per mano?…”

Il giorno dopo, circondato dai genitori e dai tre fratelli, John parte per il Cielo. Pur trattandosi di un bambino di cinque anni, sono davvero innumerevoli i frutti che continua a produrre. Un uomo, ad esempio, ha raccontato agli Zwartjes di come la storia di John gli avesse fatto capire quanto era chiuso in se stesso e fosse necessario aprirsi agli altri, imitandolo.

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